La megalografia della Villa dei Misteri a Pompei

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Uno dei più grandi capolavori al mondo situato nella Villa romana più conosciuta del sito archeologico di Pompei…

Situata a poche centinaia di metri dalle mura dell’antica città di Pompei sepolta dall’eruzione del Vesuvio nel nel 79 d.C, fu riportata alla luce tra il 1909 e il 1910. Dopo l’esproprio dell’area da parte dello Stato italiano, lo scavo fu ripreso solo negli anni 1929-1930 dall’archeologo Amedeo Maiuri. Si tratta della Villa dei Misteri: appartenuta probabilmente agli Istacidii (nota famiglia di Pompei nell’età augustea) è il prototipo della residenza di lusso sviluppatasi a quell’epoca per sfuggire al caos urbano. L’edificio a pianta quadrata fu costruito su un pendio che affacciava sulla marina, lungo il sentiero che da Pompei si dirigeva verso Ercolano.

Ma cos’è una megalografia?

Ciò che rende celebre la Villa dei Misteri è senza ombra di dubbio il ciclo di affreschi lungo tutta la sala raffigurante riti misterici. In origine un oecus (sala per i banchetti) e trasformata poi in un triclinio invernale (locale in cui veniva servito il pranzo), segue il tipico stile della pittura pompeiana. Realizzato da un artista anonimo, gli affreschi raffigurano diverse scene che gli studiosi hanno poi riconosciuto come la rappresentazione di un rito legato a Dionisio (chiamato dai romani Bacco, dio del vino). Vi sono raffigurati personaggi di dimensioni quasi naturali senza però essere accompagnati dalla propria ombra, come se fossero figure ritagliate ed incollate sulla parete.

Il culto di Bacco

Il dio Bacco

La devozione al dio Bacco affonda le sue radici nel mondo italico e romano. La divinità veniva invocata attraverso i baccanali, festività che si tramutavano in veri e propri riti orgiastici. Per frenare la rapida diffusione di queste cerimonie, nel 186 a.C il Senato Romano emanò il Senatus consultum de Bacchanalibus, un’ordinanza che ne vietava lo svolgimento. Nonostante ciò, il culto continuò a diffondersi, soprattutto in Campania, lasciandoci testimonianze come quella nella Villa dei Misteri.

L’inizio della cerimonia

La prima scena

Il ciclo di affreschi è suddiviso da raffigurazioni che immortalano i diversi momenti della cerimonia. Nella prima scena, sono rappresentate due donne in compagnia di un bambino nudo intento a leggere una pergamena, seguiti da un’altra donna che porta un’offerta (la focaccia in particolare era considerata come buon auspicio per gli sposi). Molti studiosi hanno identificato il bambino come lo stesso Dionisio impegnato nella lettura dei testi sacri in compagnia della madre Semele e della zia Ino. Secondo l’archeologo Maiuri invece, si tratterrebbe di un ministro ancora fanciullo intendo a leggere le fasi del rituale. È possibile quindi, che la donna a sinistra sia la sposa e la donna a destra una semplice sacerdotessa.

Il bagno rituale

La seconda scena

Nella scena successiva vi sono raffigurate tre donne probabilmente impegnate nella preparazione del bagno rituale, che precedeva il primo rapporto sessuale. La sacerdotessa è al centro ed è di spalle, come per nascondersi dallo spettatore. È in compagnia di due ancelle: quella a sinistra sorregge un cesto coperto da un panno che presumibilmente contiene oggetti per il rito; la donna a destra invece, versa dell’acqua su un ramo di mirto, simbolo di fertilità e sacro alla dea Afrodite (Venere).

Il corteo dionisiaco

La terza scena

Nella scena seguente si aprono le danze della cerimonia: partendo da sinistra, vediamo suonare un vecchio sileno (prototipo dell’uomo ubriaco) che precede un satiro, seguito da una donna che allatta una capretta mentre un’altra aspetta. Infine, chiude la scena una figura femminile in posizione dinamica: sembra arretrare spaventata da ciò che vede sulla parete di fronte, ossia la flagellazione di una neofita (iniziata).

Il mistero sulla donna che sorregge Dionisio

La quarta scena

La scena successiva è aperta da un sileno che volge il suo sguardo alla donna terrorizzata nella rappresentazione precedente. L’uomo sorregge una coppa in cui si specchia il satiro alle sue spalle, una probabile allusione alla catottromanzia (l’arte divinatoria degli indovini). Un altro satiro invece, sostiene una maschera teatrale (il culto di Dionisio era infatti legato strettamente alle origini del teatro). Al centro vi è raffigurato il dio in persona che si abbandona tra le braccia di una figura femminile seduta sul trono: purtroppo non si può constatarne l’identità, dato che proprio quel punto lì è fortemente danneggiato. La tesi più plausibile identifica la donna come Arianna, la sposa di Dionisio, rappresentando la felicità ultraterrena che attende i partecipanti al culto. Secondo altri studi invece, la figura potrebbe rappresentare la dea Afrodite (considerato il significato spirituale dell’opera) o semplicemente Semele, la madre del dio.

Il rito essenziale del culto

La quinta scena

A questo punto, si apre la parte più significativa del culto, rappresentata da una donna inginocchiata davanti ad un cesto coperto contenente un fallo, segno di fecondità. Di fronte, una figura femminile alata (probabilmente Teleté, la figlia di Dionisio e Nikaia il cui nome significa iniziazione) regge un bastone e si appresta a colpire la schiena della donna nella scena seguente.

La flagellazione

La sesta scena

La cerimonia continua con la flagellazione dell’iniziata, raffigurata con la schiena nuda e china sulle gambe della sua compagna. L’espressione e i capelli incollati alla tempia ne dimostrano la sofferenza. Secondo antichi riti la fustigazione era intesa come atto purificatorio. Per l’archeologo Maiuri invece, la donna rappresenta una giovane sposa infeconda che subisce la flagellazione per liberarsi dalla sterilità e poter essere resa feconda (tipico di antichi rituali). La cerimonia si chiude con una donna nuda (un’iniziata invasa dall’ebrezza del dio e quindi divenuta baccante) che danza suonando i cembali. È accompagnata da una ministra del culto che regge il tirso, l’alto bastone sormontato da un viluppo d’edera in forma di pigna (famoso attributo di Dionisio).

Le pareti ai lati dell’ingresso

La parete di sinistra
La parete di destra

Sulle pareti ai lati dell’ingresso sono rappresentate figure di un elevato significato simbolico. Da una parte una bellissima e giovane sposa dai lunghi capelli biondi, pettinata da un’ancella e in compagnia di un amorino durante la toletta nuziale, come a significare che il culto di iniziazione di Dionisio fosse strettamente legato alle nozze. Dall’altra parte invece, vi è una matrona seduta ed elegantemente vestita, intenta a guardare le varie fasi del rito. Probabilmente si tratta della padrona della villa e committente dello stesso affresco. Possibile che sia proprio la rappresentazione simbolica delle sue nozze?

Luisa Ramaglia

Una risposta a “La megalografia della Villa dei Misteri a Pompei”

  1. Incredibile come le mura abbiano ancora queste condizioni riguardante la storia non si smette mai di imparare

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